L’analisi, che si snoda dalla Formula Comitivae Gothorum di Cassiodoro (Variae VII.III), offre all’a. l’opportunità per una riflessione sul vario intrecciarsi di sistemi di risoluzione delle controversie civili sotto Teoderico. La coesistenza di tre modelli processuali, in funzione dell’essere le parti costituite da goti, da romani o, insieme, da goti e romani, viene infatti ritenuta da una recente dottrina non più come un elemento che deponga a favore della tendenza del sovrano all’unificazione fra i due popoli (come nelle più risalenti opinioni), ma come indicativa di una volontà regia volta a soffocare in chiave autoritativa l’uso del diritto romano. Tuttavia una analisi che muova dal ruolo che nei giudizi assume il riferimento all’«equità» può offrire una chiave di lettura più stringente e tecnicamente connotata delle fonti considerate. Con l’effetto di farci percepire la riforma come la risultante di un’attenta scelta tecnica, più e oltre che politica, volta ad affermare la funzione del diritto romano in quanto tale e, decodificando così le sue valenze politiche (che lo hanno fatto considerare come chiave di lettura degli equilibri politici fra goti e romani), lo collochi nella più consona prospettiva di sistema e nel suo ruolo di strumento per assicurare il funzionamento concreto ed efficace della giustizia.

Comites goti e prudentes romani nei giudizi di equità. Crocevia processuali e risvolti politici

RANDAZZO, SALVATORE
2015

Abstract

L’analisi, che si snoda dalla Formula Comitivae Gothorum di Cassiodoro (Variae VII.III), offre all’a. l’opportunità per una riflessione sul vario intrecciarsi di sistemi di risoluzione delle controversie civili sotto Teoderico. La coesistenza di tre modelli processuali, in funzione dell’essere le parti costituite da goti, da romani o, insieme, da goti e romani, viene infatti ritenuta da una recente dottrina non più come un elemento che deponga a favore della tendenza del sovrano all’unificazione fra i due popoli (come nelle più risalenti opinioni), ma come indicativa di una volontà regia volta a soffocare in chiave autoritativa l’uso del diritto romano. Tuttavia una analisi che muova dal ruolo che nei giudizi assume il riferimento all’«equità» può offrire una chiave di lettura più stringente e tecnicamente connotata delle fonti considerate. Con l’effetto di farci percepire la riforma come la risultante di un’attenta scelta tecnica, più e oltre che politica, volta ad affermare la funzione del diritto romano in quanto tale e, decodificando così le sue valenze politiche (che lo hanno fatto considerare come chiave di lettura degli equilibri politici fra goti e romani), lo collochi nella più consona prospettiva di sistema e nel suo ruolo di strumento per assicurare il funzionamento concreto ed efficace della giustizia.
8891614216
Cassiodoro, Variae, Goti, Aequitas, Processo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12572/1560
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