Lo scritto illustra come l’argomentazione giuridica mediante standard sociali o principi giuridici sia legittima non solo allorché sia il legislatore a prescriverla o consentirla in maniera esplicita, bensì anche quando il legislatore non provvede al rinvio, purché si registri una specifica esigenza di adattamento del dato normativo obsoleto o inadeguato ai canoni della coscienza sociale e se ne dia adeguatamente conto nella motivazione. Nella prospettiva post-positivistica, allo sviluppo, alla selezione e all’interpretazione degli uni o degli altri criteri (standard sociali o principi generali) contribuiscono sia i consociati, sia i pubblici poteri (e quindi il legislatore, la p.a., i cittadini, i giudici, ecc.): tale contributo consegue la rilevanza di volta in volta più consona al contesto nel quale è realizzato. Modello e strumento di controllo della selezione e interpretazione degli standard sociali o dei principi giuridici è l’uso corretto della ragionevolezza del senso comune, che esclude l’affermazione di verità impossibili e l’uso dei sofismi e adotta invece gli argomenti delle verità condivise (cioè quelle fondate su modelli argomentativi già accolti dalla comunità, siano essi testi normativi, precedenti giurisprudenziali, dottrina giuridica dominante o prevalente, schemi argomentativi del sapere o della prassi di altre figure professionali, ecc.) o delle verità condivisibili (cioè quelle fondate su modelli argomentativi nuovi che tuttavia traggono fondamento da altri modelli argomentativi già accolti). In caso di valutazioni discordanti sulla concretizzazione di un principio giuridico o di una clausola generale, è con l’esercizio della funzione giurisdizionale che si sciolgono le antinomie e si risolvono i conflitti.

I principi e le clausole generali nel sincretismo dei metodi giuridici

RICCI, FRANCESCO
2016

Abstract

Lo scritto illustra come l’argomentazione giuridica mediante standard sociali o principi giuridici sia legittima non solo allorché sia il legislatore a prescriverla o consentirla in maniera esplicita, bensì anche quando il legislatore non provvede al rinvio, purché si registri una specifica esigenza di adattamento del dato normativo obsoleto o inadeguato ai canoni della coscienza sociale e se ne dia adeguatamente conto nella motivazione. Nella prospettiva post-positivistica, allo sviluppo, alla selezione e all’interpretazione degli uni o degli altri criteri (standard sociali o principi generali) contribuiscono sia i consociati, sia i pubblici poteri (e quindi il legislatore, la p.a., i cittadini, i giudici, ecc.): tale contributo consegue la rilevanza di volta in volta più consona al contesto nel quale è realizzato. Modello e strumento di controllo della selezione e interpretazione degli standard sociali o dei principi giuridici è l’uso corretto della ragionevolezza del senso comune, che esclude l’affermazione di verità impossibili e l’uso dei sofismi e adotta invece gli argomenti delle verità condivise (cioè quelle fondate su modelli argomentativi già accolti dalla comunità, siano essi testi normativi, precedenti giurisprudenziali, dottrina giuridica dominante o prevalente, schemi argomentativi del sapere o della prassi di altre figure professionali, ecc.) o delle verità condivisibili (cioè quelle fondate su modelli argomentativi nuovi che tuttavia traggono fondamento da altri modelli argomentativi già accolti). In caso di valutazioni discordanti sulla concretizzazione di un principio giuridico o di una clausola generale, è con l’esercizio della funzione giurisdizionale che si sciolgono le antinomie e si risolvono i conflitti.
978-88-6995-110-7
principi; clausole generali; metodi giuridici
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.12572/2757
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